De Laurentis fu categorico appena poche settimane fa:”Il Napoli in Europa ci entrerà dalla porta principale. L’intertoto non ci interessa”. Parole d’orgoglio di chi non vuole contentini. Parole di un presidente che vuole fare felice i propri tifosi costruendo una squadra che possa, l’anno prossimo, centrare direttamente il quinto posto o, chissà, magari addirittura la posizione buona per i preliminari di Champions. Parole di chi si preoccupa di non forzare i tempi della preparazione e, magari, mandare a gambe all’aria la possibilità d’essere protagonisti in campionato. Ma sarebbe davvero così disonorevole e potenzialmente pericoloso per la preparazione accettare l’intertoto? No. Per tanti motivi. Il primo, e forse più importante, è il ritorno del Napoli sul palcoscenico internazionale. Da quanto tempo i tifosi non possono più ammirare i loro beniamini sui prati avversi delle grandi europee? Ve lo diciamo noi, esattamente dall’incontro col Eintracht Francoforte, era il 2 dicembre 1994. Il Napoli uscì dalla coppa perdendo uno a zero fuori casa ed uno a zero in casa. Pubblico spazientito e fitto lancio di oggetti in campo accompagnato dalle “solite” invasioni del terreno di gioco. Gioco-forza arriva la squalifica del campo. Squalifica che pende ancora oggi sul capo degli azzurri. Allora perché non approfittare anche di questo? Anche se proprio questa competizione fosse ritenuta di basso profilo, si potrebbe far giocare la primavera e scontare la squalifica del campo. Inoltre, cosa da rammentare sempre, si potrebbero mettere in vetrina giovani interessanti e calciatori da vendere bene per fare cassa. Da Bucchi a De Zerbi, passando per Dalla Bona e Amodio. Senza contare che darebbe un senso al finale di stagione della squadra. Cominciare a respirare il clima internazionale a tutto l’ambiente farebbe crescere tutti, compresa la società. Il Napoli deve tornare dove gli compete, dove l’erba dei campi è più verde, dove la società ed i tifosi meritano di stare.
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