NAPOLI – Nell’anno di Sudafrica 2010, tutti vivono la stagione calcistica pensando all’estate, alle calde serate tra giugno e luglio, quando ci si riunisce a casa di amici e parenti per fare il tifo per la propria nazionale di calcio, sperando di alzare la Coppa del mondo.L’Africa però, ancora una volta ci ha riportato alla realtà, a scenari di violenza ed efferatezza, che mal si associano all’idea di sport e gioco. In occasione dell’inaugurazione della Coppa d’Africa, il più importante torneo di nazionali del continente, la squadra del Togo è stata attaccata, in Angola, dai ribelli indipendentisti di Cabinda, che a colpi di mitra hanno ucciso tre persone, e ferito gravemente il portiere della squadra, attualmente ricoverato in Sudafrica.Dopo un lungo tira e molla tra giocatori, che volevano iniziare ugualmente il torneo per commemorare i tre connazionali assassinati, e il governo togolese, che insisteva per un rentro immediato della squadra nel proprio paese, alla fine è prevalso il buon senso e soprattutto la priorità per qualsiasi governo, l’incolumità dei connazionali.Il Togo quindi ieri sera è arrivato, superscortato, all’aeroporto di Cabinda, per lasciare alle spallle una competizione mai iniziata; le parole della stella del Manchester City, Adebayor, sono tristi e affrante, quasi rassegnate al fatto che in Africa le cose vadano così, che in Africa, purtroppo il calcio non è un gioco, ma solo un’occasione per le varie bande armate, di avere visibilità, rivendicando diritti inesistenti, nel modo più assurdo che esista. A cinque mesi circa dal fischio d’inizio dei mondiali, ci si preoccupa per l’incolumità delle stelle del calcio internazionale, Eto’o, Adebayor, Drogba, e di ogni singolo partecipante alla competizione continentale; a cinque mesi dall’inizio di Sudafrica 2010 ci si deve davvero chiedere se si possano cancellare in un mese di bel calcio e di spettacolo, gli orrori e i problemi del continente nero. Alessandra Dell’Aquila
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