NAPOLI – Febbre. E non solo quella Champions. La lineetta sale. Poco, però s’allunga. E lo tiene a letto, lo lascia a casa, lo costringe al caldo aspettando che il malanno passi. «Ma a Udine ci sarò, tranquilli. Pure con la febbre a 50 gioco. Non posso mancare».
Udinese-Napoli. La sua partita. Due anni di vita in novanta minuti e recupero. Il passato di Fabio Quagliarella torna e s’abbraccia al presente. Gli amici, le storie, i luoghi. «Non li dimenticherò mai, mi hanno sempre trattato benissimo». Le passeggiate in centro, la casa appena dietro l’angolo, gli spaghetti di Vincenzo da “Ancona 2″, il “Caffè Commercio” e “la tana del Luppolo” il mercoledì sera. E poi le fan del newsgroup su Yahoo. «Ho ricordi bellissimi dei tifosi e della società. E poi lì ho lasciato amici veri». Un pezzo di Napoli rimasta là. Antonio Floro Flores lo scugnizzo del Rione Traiano, Totò Di Natale la spalla in campo, in nazionale e anche nei salotti tv. «Quelli lì te li raccomando. Meglio averli compagni di squadra che avversari. Totò non l’ho chiamato. Questi giorni è meglio tenerlo alla larga…».
Il sorrisino al telefono è una smorfia da immaginare. Cari nemici. Quagliarella sa quel che l’aspetta. E li teme. «Non sottovalutiamoli. Sarà più dura a Udine che con l’Inter. La loro classifica è bugiarda. Io li conosco, fidatevi. Totò, Floro, D’Agostino, Inler, sono fortissimi. E manca Sanchez…». L’azzurro nel cuore. Il bianconero nel baule dei ricordi. Venticinque gol lasciati in eredità. Belli e impossibili da parare. I suoi. Gioie condivise, emozioni caricate in valigia e portate a casa, momenti da rispettare. «Se faccio gol non esulto, non potrei. L’importante è che lo facciano i tifosi». Quagliarella il bomber col cuore da curva. Lo scugnizzo gentiluomo. Il centravanti che non si può far prendere dai sentimenti. Un gol per l’Europa. Una felicità da godersi intimamente. «Ma non importa chi segna. Siamo una squadra. E non esiste il problema attacco in casa. Il Pocho ci manca, vero. Lui è unico coi suoi guizzi. Ma col Genoa potevamo giocare un’altra ora e mai l’avremmo buttata dentro. Il calcio è così. E non ci abbattiamo nemmeno per qualche errore arbitrale. I conti poi tornano sempre. Noi sappiamo di poter lottare per certi traguardi. Il calendario è tosto, ci aspettano partite durissime una dietro l’altra».
La Champions l’obiettivo mai pronunciato. Le parole che non ti ho detto. L’altro sogno da cullare stando a letto col termometro sotto al braccio. «E certo che voglio anche il mondiale. È una speranza e farò di tutto per andarci». Quagliarella scotta. La febbre azzurra è una malattia inguaribile. Napoli e nazionale,
la lineetta schizza su.
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