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NAPOLI - E poi lui. Quando gli altri non ne hanno più. E lapalla non vuole entrare. Gustavo German Denis. L’altro titolare. Il goleador di scorta. Il bomber di riserva.Quello che entra e segna. È accaduto. Accadrà ancora. Sei gol cominciando dalla panchina. Bologna, Siena e Sampdoria un campionato fa. Milan, la Samp di nuovo e la Roma questa stagione. Il Tanque. Il carrarmato. Il cingolato azzurro. Quello che arriva piano.Però spara.E fa macerie. Tre reti su quattro entrando dopo. Si scalda, gioca e segna. La lavagnetta, il suo biglietto da visita. Numero 19. Eccolo, è lui, è Denis. Pare Roberto Carlos Sosa. Dinastia argentina. Centravanti di professione. El Pampa Sosa. Quello dell’ultima mezzora. Un quarto d’ora pure. Il gigante di Reja. L’omone d’area di rigore. Il bomber per tutte le categorie. Napoli-Roma il passaggio del testimone. Dal Pampa al Tanque. Buenos Aires un sediolino della curva. Sosa il tifoso davanti alla tv. «Che gioia, ho vista la partita. Denis ricorda me. Entra e la mette in porta. Lui però è più forte». L’eredità in un messaggio lasciato via telefono. Uno scrigno coi segreti. Una borsa coi ferri del mestiere. «Quando si scalda deve guardare la curva. Il San Paolo gli darà la carica per entrare edare tutto.
La forza e fisico. Denis sa fare gol». Li ha fatti. Li farà ancora. Cominciò proprio a Bologna. C’era Reja. E quegli otto milioni di euro pagati all’Independiente non erano ancora troppi. Era in panchina. Pure quel giorno. Poi la sostituzione. Fuori Pià, dentro Denis. Il cambio vincente. Lo stacco imperioso. Il gol della vittoria. Tre passi, il salto e la fronte piena per baciare il pallone. Bologna un anno e più dopo. Un altro Napoli. Un’altro Tanque. Doveva andar via. È rimasto. Un taglio a quel che è stato. Via il ciuffo e il filo di pancia. Quattro chili buttati giù. La bilancia segna meno, la forma ha il più fisso. Denis l’attaccante che fa gol. L’unico, l’ultimo da due mesi e più. Napoli-Roma la sua partita. Una rete, il rigore conquistato e la stizza per quei palloni finiti appena appena fuori. Il Tanque decisivo, l’hombre del partido, l’osservato speciale anche di Maradona dall’Argentina. «Denis è stato grandioso». I complimenti di Hamsik, il titolone per i giornali. Pacche sulla spalla, abbracci, dolcezze e carezze. La torta al cioccolato, l’omaggio del pasticcere azzurro. L’asado a cena, il menù della sera. «Denis devastante, fortissimo. Grande German». Lo spogliatoio, un coro di voci azzurre. De Laurentiis il presidente felice. L’sms di Pier Paolo Marino, il pensiero che non manca mai. Il procuratore amico, la dedica di cuore. German Denis il bomber in più. Entra e segna.
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