NAPOLI – La rassegna stampa dev’essere completa. La fa tutte le mattine. Legge, sfoglia, qualche volta s’arrabbia, altre si sfrega le mani. Un avversario spavaldo lo trova sempre. E quello è da “appendere” al muro dello spogliatoio. Una fotocopia, un ritaglio, una pagina volante. Il giornale è terapeutico. La squadra si carica, lui ci mette il suo. Mazzarri lo psicologo. I rapporti interpersonali. La comunicazione. Quelli con lo staff tecnico. Nulla è lasciato al caso. Ventiquattro ore tout court per il Napoli. L’ufficio è l’altra casa. C’era una stanzetta nello spogliatoio. L’ha fatta sua. Entra di mattina. Ci esce che è buio. «Mister dovremmo chiudere». Le sigarette in una mano. Tutto il resto in testa. Pure gli obiettivi. «Quelli si raggiungono, non si sbandierano prima».
Sveglia alle sette. Caffè, giornali e campo. Il programma è sempre lo stesso. Le telefonate meglio di mattina. La cena alle 19. E se c’è qualcuno che deve venire, lo faccia quando è doppia. Un attimo però. Non c’è tempo. Sette mesi di Napoli. La scalata di Mazzarri. Dal niente al sogno Champions. Arrivò che non aveva i nazionali. C’erano solo difensori. Si arrangiò. Ne approfittò. Dieci giorni d’addestramento. L’uno contro uno, la piramide coi tre, l’appoggio sugli esterni, il rilancio dell’azione. Urla e sbracciate. Tutti devono sapere che fare. Il vantaggio dell’idea. I “codici”. L’organizzazione è nata in quei giorni. Il gruppo s’è fatto piano piano. Le battute in toscano. Gli scherzi. Le gag. Si ride e si sgobba. E se qualcosa non va, se ne parla a quattr’occhi. I due cellulari sono sempre accesi. Sennò c’è il colloquio dopo l’allenamento. Qualcuno di là passa sempre. E spesso sono convocati.
Il campo per migliorarsi. Equilibri, movimenti posizioni. Pazienza è diventato il tattico. Cannavaro quello da nazionale. Sta dieci metri più su. Attacca la palla. Anticipa l’avversario. Salta, la prende, la sporca. Lui centrale, Grava di fianco. Sicurezza e spalle coperte. Due contro uno si marca meglio. Saggezze da calcio. Esperienze da gavetta. Frasi ascoltate. «La difesa è degli allenatori, l’attacco dei presidenti». Dietro accorti, davanti la fantasia. Il Barcellona di San Siro nelle qualificazioni, la squadra perfetta. Aggressivo, alto, palla rubata e ripartenze. Il Napoli ha il suo modello. E un po’ pure lo è. Doveva salvarsi. È sesto. E ne ha buttati di punti. Quelli col Genoa, da dannarsi. Mazzarri ancora ci sta male. Orgoglio, carattere, personalità. L’anima, insomma. E poi il gioco. Vince chi ce l’ha. E chi ha le gambe. Correre e bene la regola. A Genova aveva il contachilometri allo stadio. La Samp andava come gli altri. Sembrava il doppio. Lo dicono anche del Napoli.
Il prof Pondrelli lo specialista dei muscoli. Papale dà… una mano ai portieri. Frustalupi è il vice. Bigon il ds, l’amico, il confidente. Però si danno del lei. Riunioni, ore al dvd, la lavagnetta con gli schemi. Campo e sala video tutti i giorni. Il ristorante ogni tanto. Sta a Pozzuoli. Si chiama “Europa”. Era un segreto pure questo. Svelato.
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