NAPOLI – I segni della sofferenza. Cicatrici nell’anima e sulle ginocchia. Il dolore di Christian Maggio è in quelle ferite rimarginate. Dolore e ricordi. Gli infortuni, l’ansia, la paura di non farcela, la fatica, il ritorno in campo a tempo di record. “Anche stavolta c’ho messo meno di quel che m’avevano detto. Due settimane ed ero già pronto. Non mi sono perso d’animo. Non lo faccio mai. Ormai ci sono abituato: non mollo”.
I pantaloncini svelano il passato. Due crociati saltati, il menisco da pulire, qualche altro accidenti qua e là. Pure la sedia a rotelle. “Nella carriera di un calciatore ci sta. Io però non mi abbatto. Quattro mesi e mezzo dopo la rottura dei legamenti ero già in campo. Figurarsi stavolta…”. Una fitta. Il fastidio ancora. I dolorini che andavano e tornavano. Basta. Lazio- Napoli la fermata obbligatoria. Maggio sotto i ferri. “Non ne potevo più. Ero psicologicamente condizionato. Ho preferito operarmi. Ho chiesto consiglio a chi mi vuole bene”. Lei. Sempre lei. L’altra metà del cuore. Valeria. La Signora Maggio. Il 22 le nozze. Neppure un mese ormai. Gioia e stress. Il matrimonio è pure questo. In Chiesa ci andrà con la valigia. “I preparativi mi stanno togliendo la salute. Fa tutte lei. Ma che fatica starle dietro. È peggio di Mazzarri… Ho provato l’abito. Ero un figurino. Peccato non ci fosse mamma mia…”.
Emozioni. E impegni. Un “sì” tira l’altro. Il suo lo dirà sull’altare. Ed è per la vita. L’altro lo aspetta da Lippi. Ed è mondiale. “Non sento il ct da quando mi sono operato. Se mi chiama, però, faccio il viaggio di nozze in ritiro. Il giorno dopo il matrimonio c’è la partenza per il Sudafrica. Mi porto anche Valeria. Magari fa comunella con le mogli degli altri napoletani. Speriamo siano tante…”. Le cicatrici, i segni. L’anello al dito, il simbolo. Il destino, il nome. Pardon, il cognome. Maggio. Tutto si decide a maggio. L’11 della maglietta è pure il giorno delle preconvocazioni di Lippi. Cinque giorni dopo, l’ultima a Genova con la Samp. Il mondo passa… dall’Europa. E viceversa. “Daremo tutto per rimanere lassù. Magari miglioriamo anche il settimo posto. Vogliamo fare felici i nostri tifosi. La città merita il grande calcio. Tre partite nove punti è l’obiettivo. Ma non dipende certo solo da noi. Il Chievo non ci regalerà nulla. E neanche le altre”.
Filosofia Mazzarri. In campo e fuori. Il mister è uno di famiglia. “Per me è un secondo papà. Ma è per tutti una guida. Parla tanto. Ci aiuta a risolvere i problemi. Con lui sono cresciuto. È anche merito suo se ho tanti sogni”. Europa e mondiali, matrimonio azzurro. Maggio aspetta altri due sì.
© 2010, CalcioNapoletano.it. RIPRODUZIONE RISERVATA
Categorie: In primo piano, Napoli
Tag: Chievo, europa league, Maggio, Mazzarri, mondiale, Napoli, sudafrica 2010