martedì, 22 maggio 2012
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Pianura, la fede quando c’è miracoli ne fa

NAPOLI – “Yes, we can”. E’ lo striscione dei “Fedelissimi”, uno dei tanti che accompagnano le gare casalinghe del Pianura. “Yes, we did it” è quello immaginario e che non sarà mai appeso. E’ la profezia che si tramuta in nuda verità, in un limbo che congiunge sogno e realtà. In situazioni simili diventa persino difficile mantenere una doverosa professionalità, persino per chi dovrebbe narrare gli eventi con un certo distacco. Ma la felicità non contempla inibizioni, specie quando è quella degli altri a permeare la propria in un gioco di complicità inedite ed imprevedibili. Tutto remava contro il Pianura domenica scorsa: la contemporaneità della partita mondiale della nazionale italiana, lo 0-5 rimediato il mercoledì precedente a Carpi ed una pioggia irridente abbattutasi sul “Simpatia” già prima dell’inizio del match. Sugli spalti c’erano solo loro, quei 150 che avevano scortato i biancazzurri a Casale Monferrato ed in Emilia, più qualche volenteroso. Non si capiva bene perché gli uomini di Gargiulo avrebbero dovuto lasciare cuore e polmoni in campo in una corsa con troppi ostacoli. Al limite, si poteva cercare di vincere per fare una figura dignitosa e nulla più. Ma “hic sunt leones”, verrebbe da dire. Chi era presente all’allenamento pomeridiano di venerdì, lo aveva intuito in qualche modo dalla rabbia che giocatori e tecnico tradivano sotto un sole cocente e poco indulgente. Maniacale Gargiulo negli ordini e nei proclami motivazionali che impartiva. Tesi ed obbedienti i suoi atleti, che nella partitella a ranghi misti se le davano e dicevano di santa ragione. Un ricompattamento repentino, ma così raro ed anomalo a 48 di distanza da una disfatta colossale. Il Pianura ha scritto una canzone che resterà nella storia non soltanto per una fredda questione di numeri. In futuro, chiunque fosse chiamato a tentare un’impresa, dovrà necessariamente ispirarsi a questo manipolo di eroi per un giorno. Dovrà per forza di cose interpretare l’evoluzione della mente loro e di quella del tecnico che ha trasmesso il proprio imprinting ad un intero gruppo. E’ finita con le lacrime di Manzo e Del Sorbo, e l’irrefrenabile pazzia di un pubblico che ha fatto partire una festa itinerante dal campo fino agli spogliatoi, inabissati in un’atmosfera magica e quasi distaccata dal mondo reale. Si piangeva e ci si abbracciava in comunità. Chi ha avuto la fortuna di esserci non ha vissuto certamente una giornata come tutte le altre. Per un attimo, si è smarrita addirittura la percezione che sette giorni dopo ci sarebbe stata la finalissima col Matera. E pensare che il Carpi otto gol li aveva incassati nelle ultime dieci partite di campionato, perdendo soltanto due sfide in tutto il girone di ritorno. “I miracoli normalmente li fa il Signore, oggi è toccato a noi – la gioia di Gargiulo -. Abbiamo avuto soltanto il merito di crederci perché non ci sentivamo inferiori a loro. Lo avevo già detto mercoledì che la vittoria del Carpi era scaturita da cinque tiri in porta, con un rigore per noi sullo 0-0 non concesso ed il pari fallito da Ianniello. Lo dico con orgoglio: siamo nella storia e non so se qualcuno nel calcio abbia fatto mai un’impresa simile. Non so neanche se questa sia stata l’emozione più grande della mia carriera, perché ne ho assaporate tante. Però aver fatto qualcosa di storico è un vanto che oggi mi inorgoglisce. Il mio futuro? Io con la famiglia Cafasso mi trovo benissimo, fosse per me resterei a vita. Ci sono stati club che mi hanno chiamato di recente, penso a Giugliano, Durazzano e Grottaglie, per citarne alcuni. Ma a tutti ho detto che qui ho ancora certi obiettivi da raggiungere e che il Pianura avrà sempre la priorità”. Spazio poi a Tommaso Manzo, una stella tornata finalmente a brillare nel firmamento biancazzurro: “Ai presidenti avevo promesso il mio riscatto e sono stato di parola. Mi sono tolto tanti sassolini dalla scarpa con tutti quelli che sostenevano che ero finito. Eppure avevo fatto 16 gol e neanche bastava. Sapevamo che il risultato dell’andata era stato bugiardo, e per questo ci abbiamo creduto fino alla fine. Certo, il gesto tecnico sul gol qualificazione è arrivato anche da un moto di disperazione. Magari, in un’altra circostanza, non avrei tentato quel colpo. Rimpianti per non aver giocato negli ultimi anni tra i professionisti? E’ vero che l’esperienza nella Puteolana risale a parecchio tempo fa, ma non ho nulla da rimproverarmi. Ho sempre dato il massimo, facendo vedere a tutti il mio valore. Poi spettava ad altri vedere e giudicare”. Testa bassa e tanta umiltà: anche lui, come Manzo, è tornato a ruggire. “E’ vero, avrei potuto fare di più – incalza capitan Ianniello -. Ma non è stato facile per me partire dalla panchina e rimettermi in carreggiata con i compagni che giocavano. Poi non ho fatto una preparazione estiva adeguata, e questo l’ho patito. E’ la vittoria del gruppo, più che di una semplice squadra di calcio: quando, durante l’intervallo, abbiamo visto Despucches piangere per l’errore sul gol preso, gli abbiamo ricordato che era stato per merito suo che eravamo usciti indenni da Casale. Oggi la nostra forza sta in questo”. Infine Marco Carbonaro: “Sono nato centrale e non ho avuto alcun problema a passare da esterno a centrale di centro destra nella difesa a tre. Abbiamo vinto perché, oltre a scendere in campo già convinti di farcela, siamo riusciti a superare con rabbia le difficoltà incontrate nella partita stessa, quando certe fatalità volevano impedirci il miracolo”. Intanto, da oggi pomeriggio si raccoglieranno le adesioni per i pullman organizzati dal club dei “Fedelissimi” in vista dell’epilogo finale di questi play off. L’happy end è previsto al “Guido Angelini” di Chieti. Da Pianura, in base agli ultimi sondaggi, ne partiranno almeno in 500. Un’altra tappa che nessuno avrebbe immaginato di dover percorrere. Ma la fede quando c’è, miracoli ne fa, nel calcio come nella vita. E’ questa la lezione umana prima che sportiva trasmessaci dal Pianura. Chapeau, e grazie.

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