domenica, 26 maggio 2013
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“No pasa nada”: Manovra, laurea e militare vanno a farsi benedire

NAPOLI – Tornando dalla lunga pausa estiva, ritroviamo un paese sprofondato nel caos più totale a causa della manovra fiscale che punta al pareggio di bilancio per il 2013, ultimatum posto dall’Unione Europea. Il super ministro Tremonti aveva presentato nelle settimane scorse la sua proposta di manovra, contenente tagli un po’ per tutti. Dopo proteste su proteste, tra le quali la più vigorosa è stata quella dei sindaci, più di mille infatti  scesi in piazza a Milano per difendere l’eliminazione dei comuni al di sotto dei mille abitanti e per eliminare i tagli ai fondi degli enti comunali, e dopo il vertice ad Arcore di ieri durato ore ed ore, si è arrivati alla proposta definitiva:
niente più modifica all’iva, nessun contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90 mila euro, tagli per gli enti comunali dimezzati rispetto alla proposta originale e modifiche sulle pensioni (nonostante il carroccio in questi giorni aveva promesso che non si sarebbero toccate);  con questa manovra gli anni di leva militare e gli anni trascorsi all’università non potranno essere più riscattati per il conteggio degli anni necessari al pensionamento. Anni buttati insomma. Mentre invece i punti caldi su cui risparmiare, ovvero l’abbassamento dei costi della politica con il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’abbassamento dello stipendio, e l’eliminazione di tutte le provincie, sono stati rinviati. Infatti nella manovra si legge che sono provvedimenti che dovranno passare per via costituzionale. Con i tempi lunghissimi che richiedono, visto il doppio passaggio per i due rami parlamentari. Un altro bluff quindi, l’ennesimo. Questo sapremo leggerlo? Certamente di esperienza con questi giochetti ne abbiamo. E infatti le proteste non mancano. Dai sindaci che ritengono comunque eccessivi i tagli, visto che poi si troveranno costretti ad aumentare le tasse e a offrire servizi sempre più mediocri, ai ceti bassi che si troveranno a fronteggiare una pressione fiscale maggiore. Cosi tra le opposizioni e il web dilagano altre mille proposte per la manovra, oltre all’abbassamento dei costi della politica sopracitata, tra le quali le più convincenti sono:  l’ICI sugli immobili della Chiesa;  infatti non si vede il motivo per cui la chiesa debba soltanto ricevere soldi dallo stato e non deve contribuire alle casse del paese nel quale risiede,o meglio tiranneggia;  la tassa “patrimoniale” sui ceti alti che pagano solo il 12.5 %(contro il 27% di tasse che paga un lavoratore statale sul proprio stipendio) sui propri patrimoni costruiti sulle speculazioni in borsa. Più tasse per i liquidi provenienti dall’estero, sui quali attualmente si paga solo il 5%. Alla fine dei conti invece il verdetto è sempre lo stesso: a pagare sono sempre i più deboli. E intanto, dopo i primi conti del tesoro, nonostante questa manovra, restano almeno ancora 4 miliardi da coprire per il pareggio del bilancio. Soldi che il governo promette di avere con la lotta all’evasione fiscale. Ma sono entrate per niente sicure, calcolando come vanno le cose nel nostro paese.

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