domenica, 19 maggio 2013
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‘No pasa nada’: Monti taglia, l’esercito compra

Mario Monti ha finalmente svelato i contenuti del suo decreto “salva Italia”. Ieri sera infatti, assieme ai ministri Passera, Fornero, Giada e al vice ministro dell’economia Grilli, il presidente del consiglio ha spiegato ai cittadini la nuova finanziaria. La manovra, che farà incassare 30 miliardi lordi all’Italia e che porterà al pareggio di bilancio entro il 2013, si articola nei seguenti punti;
Politica. Ci sarà un ridimensionamento delle provincie; eliminazione della giunta provinciale e numero massimo di 10 membri (oggi 45) per i consigli provinciali. Inoltre si stabilisce anche il principio della gratuità delle cariche elettive negli organi territoriali non previsti nelle Costituzione, che si considerano a titolo onorifico: si parla dei gettoni di presenza per consigli e giunte circoscrizionali, ma la norma potrebbe interessare anche organismi come le comunità montane o le autorità di bacino. Insomma non c’è nessun dimezzamento dello stipendio ai parlamentari, ne tanto meno qualche ritocco ai mille privilegi della casta. Ma quasi a nascondere ciò, per buttare un po’ di sano e generosissimo fumo negli occhi, Monti rifiuta il proprio stipendio da Presidente del consiglio e da Ministro dell’economia. Inoltre il numero di membri di tutte le Authority viene ridotto, mentre invece vengono soppresse alcune agenzie, tra cui l’agenzia per la sicurezza nucleare, l’agenzia per il terzo settore, l’agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, l’ente nazionale per il microcredito, l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, l’ente per il turismo. Bah,forse un pò di rivalutazione dei siti turistici italiani potrebbe portare qualche soldino in più, rispetto alle auto blu dei politici.
Pensioni. Ecco il punto nevralgico della situazione, lo spartiacque tra equità e iniquità, tra lodi e critiche, tra ovazioni e scioperi, tra ripresa e sangue; e lacrime, come quelle del ministro Fornero, che nello spiegare ai cittadini i sacrifici a cui sono chiamati, si commuove. Nel 2012 tutte le pensioni verranno calcolate con il metodo contributivo. Gli uomini potranno andare in pensione con 42 anni e un mese di contributi, o a 66 anni; le donne invece potranno andare in pensione o con 41 anni e un mese di contributi o all’età di 62 anni. Venti invece sono gli anni minimi di versamento di contributi richiesti per la pensione. I lavoratori instancabili, che decideranno di lavorare oltre la soglia pensionistica, fino al massimo di 70 anni, saranno premiati con un sistema di incentivi. Ma non finisce qui la storia; ecco infatti il passaggio che ha fatto versare lacrime alla ministra: non ci sarà più l’indicizzazione per le pensioni superiori ai 960 euro. Ovvero, le pensioni superiori a tale importo,non saranno più adeguate, con un importo della stessa percentuale, all’inflazione corrente. Poi la manovra innalza i contributi di commercianti, artigiani, coltivatori diretti e aziende agricole dello 0,3 per cento ogni anno per arrivare a due punti in più in percentuale nel 2018. Almeno riduce la differenza di privilegi fra lavoratori statali e quelli autonomi. Ma poi c’è ne è per tutti; infatti la nuova riforma reintrodurrà l’Ici sulla prima casa, per un valore del 0.4% della valutazione dell’immobile, mentre sulle altre proprietà del 0.7%. Altresì, su un’eventuale tassa sugli immobili del vaticano, il Super Monti non proferisce verbo. O decreto.
A questo punto c’è qualcosa anche per i più benestanti. Infatti, per i capitali provenienti dall’estero con lo scudo fiscale approvato dal governo Berlusconi (che più che un decreto, è un incentivo per i capitali mafiosi), ci sarà un imposta del 1.5% su tale capitale. Inoltre verranno introdotte tasse su automobili con potenza superiore ai 170 kw, e su, niente di meno, aerei ed elicotteri privati. Quanti ce ne saranno in Italia? Inoltre ci sarà anche un bollo sulle attività finanziarie superiori ai 5000 euro, con aliquote però non ancora precisate dal governo.
Aumentata anche l’Iva del 2%, mentre invece, ringraziando non si sa bene chi, non c’è stato l’aumento dell’Irpef.
Contro l’evasione fiscale invece si è fissato il limite del pagamento in contanti di 1000 euro, e ci saranno incentivi e agevolazioni fiscali per i professionisti che accettano la piena tracciabilità dei propri ricavi. Decisamente troppo, troppo poco per combattere uno dei fenomeni più radicati nella società italiana.
Per quanto riguarda le misure per la crescita, l’Irap sul costo del lavoro sarà deducibile per le imprese, così da incentivare le assunzioni (in particolare quelle di donne e giovani). Viene rafforzato il fondo di garanzia sui prestiti alle piccole e medie imprese. Fino al 30 giugno 2012 lo Stato farà da garante anche per le passività delle banche italiane. Inoltre allo scopo di fornire un “Aiuto alla Crescita Economica”, viene introdotta a partire dal 2011 un’agevolazione alle imprese che aumentano il capitale proprio. Ma anche qui, rispetto a tutte le tasse introdotte a profusione, e alla stangata sulle pensioni, è troppo poco rispetto a un punto chiave per la vita economica di un paese. Infatti, senza crescita, qualunque provvedimento è vano. Anzi è controproducente. E siccome per il 2012 è previsto una crescita del solo 0.4%, mentre per l’anno successivo, se le cose vanno bene, la crescita sarà zero, era doveroso fare altro.
Infine viene rincarata la dose per i tagli agli enti locali: I fondi per le regioni vengono tagliati di 3,1 miliardi a partire dal 2012:  2,1 miliardi alle regioni a statuto ordinario e 1 miliardo  alle regioni a statuto speciale. I fondi per i comuni con più di 5000 abitanti vengono tagliati di 1,4 miliardi dal 2012. I fondi per i comuni con più di 1000 abitanti vengono tagliati di 1,4 miliardi dal 2013. Tale manovra, come detto sopra, porterà nelle casse italiane 30 miliardi lordi. Cioè 20 miliardi netti. La stessa identica cifra con la quale l’Italia, dopo la conferma del governo Monti, comprerà 131 caccia bombardieri. “Rigore, equità e crescita”. Insomma.

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