domenica, 19 maggio 2013
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‘No Pasa Nada’: Grecia nel caos, vicina la manovra lacrime e sangue

 

Aiutare pretendendo prima determinate condizioni quasi impossibili. Ecco cosa sta avvenendo in Grecia. L’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale prima di liberare la seconda tranche di aiuti, pretende l’approvazione di una manovra di austerity contenente una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation e una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito e un taglio nelle pensioni. Eccessiva diminuzione di spesa in settori come la difesa, gli ospedali e le autonomie locali. Vendita dei “gioielli di famiglia”, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria. Alla mezzanotte di stasera (ore 23 italiane) il governo dovrebbe approvare il decreto per sbloccare i 130 miliardi europei. Ma il popolo greco, già martoriato da mesi, non è ancora pronto ad arrendersi; memore di una storia gloriosa, di essere stato la culla della sola cultura che un giorno si sia affrancata dal mostruoso, dall’informe, dall’inerte, che abbia inventato una definizione del metodo, una teoria del bello e della politica: la democrazia. Democrazia diretta, dove ogni singolo cittadino partecipava all’assemblea popolare, organo supremo dello stato, ed era anche rimborsato per farlo. Il popolo greco è sceso in piazza, venerdi e sabato con le parti sociali che hanno proclamato lo sciopero generale. E oggi, domenica 12 febbraio, il giorno del fatidico sì alla manovra lacrime e sangue (sangue vero però, con sanzioni drastiche imposte, una ad una, da un’ entità sovranazionale), i greci si sono riuniti a centinaia di migliaia a piazza Syntagma, assediando il parlamento ad oltranza. E quando sono arrivati gruppi di black block la piazza ha esultato, applaudendo e non arretrando di un passo nonostante il lancio incrociato di molotov e lacrimogeni. Manca un’ora al verdetto che, salvo defezioni molteplici della maggioranza all’ultimo secondo, sancirà la fine dell’autodeterminazione di un popolo costretto a subire misure economiche che nelle loro disastrose situazioni economiche non possono sostenere. Il default sarà pure catastrofe; ma senza istruzione, senza investimenti, senza risorse e senza lavoro come si rialza la vita economica di un paese? Almeno quaranta i feriti tra poliziotti e manifestanti, e svariati edifici dati alle fiamme. Le proteste greche appartengono sicuramente al campo semantico della violenza. Ma forse è soltanto una definzione, una convenzione; Finchè la violenza di Stato si chiamerà giustizia, la giustizia del popolo si chiamerà violenza”. (Karl Marx)

 

 

 


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