domenica, 19 maggio 2013
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NBA, Miami Campione: Primo Anello per Lebron!

Il destino, questa volta, ha voluto cosi’. Finalmente. Miami è campione NBA, Lebron James incoronato re. L’attesa è stata tanta, ma verrebbe da dire che forse ne è valsa la pena. Soccombono gli Oklahoma City Thunder, troppo giovani ed inesperti, ed incapaci di placare la troppa voglia di vincere degli Heat. Son bastate cinque partite, o meglio quattro. Quattro come le vittorie consecutive di Miami, dopo l’iniziale 1-0 con cui OKC aveva aperto la serie. E’ il trionfo di D-Wade, al secondo anello personale dopo quello del 2008, e di Chris Bosh. Il trionfo dei vari Mario Chalmers, Shane Battier, Mike Miller. E, per fino, quello di Norris Cole e James Jones. Ma, senza alcuna ombra di dubbio, è soprattutto il trionfo di Lebron James. Troppo spesso additato come perdente ed incapace di fare la differenza quando conta, “The Choosen One” si prende la vendetta tanto agoniata, raggiungendo per la prima volta in carriera il titolo di campione NBA e togliendosi di dosso tutte le critiche ricevute in questi anni.

 

DOMINIO HEAT – Gara 5 sembra già scritta ancor prima di iniziare. La fame di vittoria degli Heat non è paragonabile a quella di OKC, che in cinque partite non è mai riuscita ad arginare la potenza offensiva degli avversari. La differenza, infatti, la fanno ancora una volta i nomi meno noti. Chris Bosh, Shane Battier e, soprattutto Mike Miller, autore di 23 punti con uno straordinario 7/8 al tiro da tre punti. Lebron si “limita” a 26 punti, 11 rimbalzi e 13 assist. L’ennesima tripla doppia stagionale, l’ennesima testimonianza di un’onnipotenza oramai incontrastata. Alla fine sarà proprio il numero 6 ad essere nominato MVP delle finali. E non poteva essere altrimenti.

 

DISASTRO OKC – La serie finale ha portato a galla i tanti, tantissimi limiti strutturali di OKC. La difesa non è praticamente mai stata in grado di porre rimedio al continuo giro palla di Miami, alla ricerca costante del migliore tiro possibile. Shane Battier è stata una costante spina nel fianco con i tiri dalla lunga distanza, ma è proprio dentro l’area che paradossalmente hanno vinto gli Heat. I lunghi di Oklahoma, troppo spesso condizionati da problemi di falli, hanno sofferto la tecnica di Miami sotto canestro, e la difesa su Lebron ha dato i risultati sperati soltanto nelle singole azioni, per poi sfaldarsi con il passare dei minuti. Sefolosha, Harden, Durant e persino Ibaka hanno provato a tenere James lontano dal ferro e a costringerlo a forzare le conclusioni. I risultati, però, hanno riso al prodotto di Ohio.

 

FUTURO TUTTO DA SCRIVERE – La scena finale dell’abbraccio tra Kevin Durant e mamma Wanda è commovente, ed è forse il modo migliore per esprimere l’insuccesso di OKC. Ancora troppo inesperti per poter vincere partite del genere, è proprio nei momenti decisivi che è venuta meno la solidità strutturale degli uomini di Scott Brooks. Le colpe dell’allenatore ci sono e in alcuni casi sono piuttosto evidenti, ma il talento su cui poter fare affidamento è davvero illimitato. Il futuro, insomma, sembra assicurato. Non è da escludere, inoltre, che proprio questa sconfitta possa rappresentare un nuovo inizio per OKC. Proprio come è stato per Miami, che soltanto un anno fa fu distrutta dai Maveriks e adesso è proprio li’, sul tetto dell’NBA. Il segreto per continuare a vincere, per gli Heat, sarà quello di non cambiare. Spoelstra ha trovato finalmente il modo per dare vigore alla struttura della sua squadra, limitando al massimo gli isolamenti, allungando le rotazioni e dando stabilità al quintetto base. La strada imboccata, insomma, sembra quella giusta.

 

Marco D’Arienzo – 22/06/2012.

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