NAPOLI – Corrado Sorrentino, l’allenatore più longevo sulla panchina dell’Internapoli. Quattro anni in campo, da leader della retroguardia; altrettanti alla guida tecnica della squadra. Ed ora, dopo un triennio costellato da traguardi che hanno riscritto la storia recente del club, il futuro si tinge di granata. La sfida è affascinante; far affezionare il pubblico di Pozzuoli alla nuova creatura calcistica non è impresa di poco conto. Ma Sorrentino, l’uomo che guarda ai suoi successi con orgoglio e senza il timore di non essere in grado di ripeterli, appare come la persona più idonea a tenere per mano l’Internapoli che si affaccia alla ribalta flegrea. A pochi giorni dall’avvio ufficiale della stagione, il tecnico della Puteolana Internapoli già freme, e non nasconde la propria voglia di misurarsi con il palcoscenico del Conte.
Mister Sorrentino, mancano ormai pochi giorni all’avvio della preparazione. Quali sono le sue sensazioni?
«Le sensazioni sono positivissime. Da parte mia, c’è tanta voglia di ricominciare a lavorare, a vivere l’ambiente del campo. Quello che sta per iniziare sarà il mio ottavo anno all’Internapoli, ma è come se tutto fosse nuovo. Il trasferimento a Pozzuoli mi ha dato nuovi stimoli, così come la fiducia mostratami da Di Marino, che ha deciso di puntare ancora sul sottoscritto, mi rende orgoglioso e carico in vista della prossima stagione».
A Pozzuoli l’Internapoli troverà un elemento nuovo: la tifoseria. È questo il fattore che mancava al suo gruppo per maturare definitivamente?
«Il tifo è una componente fondamentale nel gioco del calcio. Scendere in campo sapendo di esser sorretti dall’affetto dei supporters è uno stimolo importante. Noi finalmente ci misureremo con un pubblico molto caloroso, il cui affetto proveremo a ripagare domenica dopo domenica».
Per Lei si tratta di un ritorno a Pozzuoli, avendo vestito la casacca granata nella stagione ’94-’95. Crede che da allora sia cambiato qualcosa?
«Serbo un ricordo eccezionale di quell’esperienza, che coincise con l’ottenimento di una salvezza a tratti insperata. Nonostante la delicata posizione di classifica, la nostra squadra era costantemente incitata da un ambiente passionale, sospinta da tanti tifosi che ci seguivano in massa anche fuori casa. Purtroppo, rispetto ad allora, è venuto a mancare il compianto Francesco Serrapica, un supporter davvero encomiabile quanto al calore che riusciva a trasmettere. La sua è una perdita immensa, ma credo che, oggi come allora, la tifoseria del Conte sia qualcosa di difficile da rintracciare in altre piazze. Pozzuoli aspetta con ansia di tornare a vivere il calcio, e noi intendiamo promettere massimo impegno e sacrificio per onorare la città. Il nostro è un progetto serio, che intende metter radici salde, e per concretizzarlo abbiamo intenzione di lavorare con costanza e passione fin dal primo giorno di ritiro. L’obiettivo stagionale è la salvezza, che speriamo di poter agguantare quanto prima».
Il trasferimento a Pozzuoli le ha consentito di conoscere Roberto Righetti. Che idea ha maturato circa il suo nuovo vicepresidente?
«Si tratta di una persona esperta, che ha fatto calcio a livelli importanti, nonché di un uomo apprezzabile per le sue doti caratteriali. Tra noi c’è stata sintonia immediata, poiché abbiamo lo stesso modo di pensare. Righetti sarà la nostra guida, grazie alla quale potremo inoltrarci in un ambiente a noi ancora sconosciuto».
Veniamo al mercato. Può ritenersi soddisfatto di quanto fatto finora?
«Direi di sì. Abbiamo preso un elemento di comprovata esperienza qual è Di Domenico, un giocatore per il quale ho insistito tantissimo affinché vestisse la maglia granata. Inoltre, abbiamo rimpolpato l’attacco con Antonio Letizia, bomber prolifico su cui si erano concentrate le attenzioni di numerosi club. Non è stato facile vincere la concorrenza delle altre squadre, e siamo davvero felici che il ragazzo abbia deciso di aderire al nostro progetto. Sono pienamente soddisfatto; ovviamente, se il presidente dovesse decidere di agire ancora in sede di mercato, non opporrò di certo alcun veto».
Quanto è stato importante confermare lo zoccolo duro delle passate stagioni?
«È stato fondamentale. Sagacemente, si è deciso di non stravolgere la squadra, bensì continuare a mantenerne intatta l’ossatura. A coloro i quali sono rimasti, va ascritto non solo il merito di aver avuto costanza di rendimento, ma anche quello di esser stati in grado di svolgere pienamente il compito di leaders dello spogliatoio. Anche quest’anno avremo tanti giovani, ed anche quest’anno chiederò ai senatori di rivestire il ruolo di chiocce per la crescita calcistica degli under».
Conferme si sono avute anche nel suo staff tecnico?
«Solo parzialmente. Il Professore Vincenzo Salomone ha prorogato la propria permanenza al mio fianco, mentre mister Ammendola ha optato diversamente. Roberto ha deciso di provare una nuova esperienza; me ne rammarico, perché perdo un grande amico oltre che un valido collaboratore, ma rispetto la sua scelta e gli auguro il meglio per il suo futuro professionale».
L’ultima domanda riguarda i gironi della prossima Serie D. Avrebbe una preferenza in particolare?
«L’anno scorso, al nostro esordio in quarta serie, siamo capitati in quello pugliese. È stato arduo, ma al contempo ha rappresentato una sfida affascinante. Guardando i movimenti di mercato, credo che tutte le compagini dell’Interregionale si stiano attrezzando alla grande, quindi presumo che tutti i raggruppamenti presenteranno un notevole coefficiente di difficoltà. Qualunque dovesse essere il nostro girone, sono certo che affronteremo la stagione con intensità e determinazione, per portare a termine il discorso salvezza nel più breve tempo possibile».
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